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claudio silvestrin

io no!
di claudio silvestrin


disastro. sono stato educato a credere che il mestiere di architetto fosse una vocazione, si, vocazione come quella del frate e del prete. sono stato educato a credere che l'architettura fosse l'arte più completa, quella forma che fa da ponte tra l'uomo e la natura, la terra ed il cielo, le divinità ed i mortali. ho creduto, e credo tutt'ora, che fare architettura sia fare poesia sulla terra e con la terra; che l'architettura abbia il compito di darci l'emozione della materia, dello spazio, della luce, dell'acqua. penso che l'edilizia contemporanea, che oggi va per la maggiore, esalti le forme perverse e semplicistiche rispecchiando un'umanità nevrotica ed autogratificante che vuol fare tabula rasa di 5000 anni (o più) di storia.

l'uomo moderno si sente al centro dell'universo e la sua arroganza e vanità esige costruzioni che sono in realtà dei grandi specchi: l'uomo di potere e l'uomo nevrotico si riconosce inconsciamente solamente negli stili high tech, sensazionalista e decostruttivista. bisogna essere ciechi o dormienti per non vederlo: siamo una civiltà materialista delle forme perverse istituzionalizzate. è un disastro nel vero senso della parola: le forme del costruito contemporaneo si sono dissociate dagli astri. il paradosso più evidente e, allo stesso tempo, deprimente è rappresentato dagli edifici religiosi che sono autogratificazioni sensazionalistiche in cemento armato, non più spazi per dio ma per l'uomo. non è questione di giusto o sbagliato, ma di prenderne coscienza per poi fare delle scelte che esprimano certi valori anzichè altri.

l'architetto contemporaneo ha la fortuna della libertà di scelta di cui è responsabile. ci si dovrebbe interrogare: l'architettura è espressione di un pensiero che va in profondità oppure è un adeguarsi acritico? interrogarsi non vuol dire remare contro l'evoluzione ed il progresso; tutt'altro, interrogarsi seriamente può portare un contributo per sensibilizzare l'uomo ad una evoluzione non solamente tecnologica e materialista, ma ad una evoluzione totale; vale a dire di pari passo materiale e spirituale, moderna ed arcaica, antropologica ed ecologica.

attitudine religiosa. vivere in modo religioso il mestiere dell'architetto contemporaneo comporta un dolore psicologico quasi permanente. chiarisco, non parlo di religione riconosciuta e istituzionalizzata, ma di attitudine religiosa, seria, profonda, rigorosa, sana, integra. una roccia contro la corruzione dilagante, con fede ferrea nella propria missione e nel dono del proprio talento che si vuol offrire per la soppravvivenza della sensibilità nel mondo. proporre poesia dello spazio con novità e individualità provoca incertezza e incomprensione, l'interlocutore si sente spiazzato.

se come materiali proponi: l'acqua anzichè la plastica; la pietra anzichè il vetro; il vuoto anziché lo sfruttamento incondizionato dello spazio; l'eleganza anziché il sensazionale; il simbolo anzichè l'effetto accattivante; la magia della luce anzichè la luce come quantità di lux; un senso primitivo anzichè contemporaneo. commentano: - architetto basta con la poesia, non la vuole più nessuno, la gente non capisce comunque! - architetto com'è antico lei! - architetto molto bello! ma lo spazio va sfruttato, con quello che mi costa al metro quadrato! - architetto lei è troppo sofisticato! - architetto bisogna stupire non educare! -architetto ma non c'è abbastanza luce! - architetto cosa sono gli archetipi? paradossalmente più ci si scontra con l'ignoranza, la mancanza di sensibilità, l'arroganza, la mediocrità e la corruzione più cresce la forza di non soccombere a questa peste dello spirito.

è vero, stare al gioco può portare a costruire grandi cose, può portare al successo multimediale, può portare fama, denaro, potere. e qui sta la libertà di scelta che, fortunatamente, oggi qualsiasi architetto o progettista ha. chiaro che i potenti te la fanno pagare, non ti lasciano vincere un concorso perchè non hai cenato con il membro della giuria, non ti danno il consenso edilizio perchè non proponi ciò che va di moda, non ti selezionano perchè non ti sei iscritto al loro club.

ricordo ad una presentazione di un concorso ad inviti per un progetto residenziale in svizzeria il professore presidente della giuria disse che il mio progetto aveva molto del palladio. arrossii dall'imbarazzo, dalla sorpresa e dal complimento. grazie! risposi ingenuamente. fui bocciato perchè palladiano per quell'accademico svizzero significava italiano e non moderno. ad una presentazione al landmark di new york mi dissero che anzichè presentare un progetto dalla configurazione individuale ed unica, come quello da me proposto, dovevo ispirarmi agli edifici di recente costruzione progettati dai soliti big. ad un concorso al quale partecipai in italia i primi sette premi vennero spartiti tra i sette professori universitari della stessa città, non un architetto di fama nazionale o internazionale, uno scandalo da prima pagina. per difendere il proprio territorio i boss dei vari clan (incluso quello degli architetti) ti ostacolano nel cammino e quando riesci a costruire qualcosa ostacolano la comunicazione delle tue realizzazioni o fanno in modo che risultino insignificanti nel panorama della cultura contemporanea.

la mia fortuna è da un lato la fede nel significato della mia opera, dall'altro la naturalezza nel gettarmi alle spalle le amarezze, le pugnalate, le bocciature e guardare avanti, incammindomi verso l'orizzonte come un elefante, con l'entusiasmo di fare e creare pur sapendo che l'ingratitudine umana non ha limiti. l'ambizione suprema la mia fonte d'ispirazione etico-progettuale viene dai grandi architetti e dalle grandi architetture. ma non solo: la saggistica, la filosofia, la poesia e, a volte, la lettura del quotidiano sono altrettanti incentivi per il mio pensiero creativo e per le mie scelte progettuali. ho letto sul corriere della sera (20 dicembre 2004) un ottimo scritto di francesco alberoni dal titolo "un mondo che corre troppo ma non sa sognare". lo scritto osserva lucidamente i risultati sulla società odierna del relativismo culturale, della sua frenesia e superficialità. ci si può domandare cosa c'entra tutto questo con il mestiere dell'architetto.

certo! non vi è alcun nesso se si crede nelle categorie assestanti e si intende la professione come un mestiere specialistico e compartimentato. penso invece che il fare dell'architetto non sia escluso dal relativismo culturale, dalla macchina kafkiana. anzi penso la esprima altrettanto quanto una rivista di moda o un cd che si consuma e poi si dimentica in fretta. la gran parte della critica di settore afferma che l'archittetto deve esprimere la cultura del suo tempo. l'architetto acritico accorglie questa verità mediatica come assoluta. per mia fortuna questa storiella non la si legge nè nei testi sacri nè in platone, quindi è leggittimo dubitarne. anzi oserei dire che forse l'architetto ha come compito quello di non esprimere i valori del relativismo culturale o comunque della cultura a lui contemporanea.

nel 1927, quando mies van der rohe progetto il padiglione tedesco a barcellona fece un capolavoro che spiazzò le convenzioni dell'epoca. questa opera è ancor oggi viva. il suo spirito innovativo non esprimeva certo la cultura predominante del momento. nel suo articolo alberoni ci parla di decadenza ma, allo stesso tempo, ci parla di speranza, di sogno, di spiritualità. quella spiritualità che vista dal profano è inutile, spreco, eccedenza. la conclusione dello scritto di alberoni dovrebbe forse essere spunto di riflessione per il progettista che dice ‘‘io no!'', per il progettista che non si adegua a costruire forme perverse ego espressive del sensazionalismo di oggi. in conclusione dell'articolo si legge: ‘'[perché esiste] un luogo in cui possiamo ogni tanto rifugiarci, purificarci, ritrovare la pace ed uscire piu forti. senza di esso scivoleremmo verso un vuoto ed una aridità insopportabili.''

il lettore superficiale potrebbe immaginare un luogo esotico per vacanze, ma alberoni, quando parla di purificazione, non parla del nostro corpo in quanto carne stanca o sistema nervoso effetto da stress, ma parla di purificazione della mente. che sia questa l'ambizione suprema dell'architettura? e perchè suprema? una mente purificata addormenta la forza motrice del desiderio animale che è in noi e risveglia la coscienza del divino che è in natura. l'uomo-animale fa spazio all'uomo-spirituale.