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ag fronzoni

trasgredisco, dunque sono
da "il mattino"
sabato 3 settembre 1998


lui si dice un progettatore, pier luigi cerri lo colloca tra i più grandi talenti della comunicazione visiva di questa parte di secolo. argan e umbro apollonio ne hanno celebrato le singolari originalità, germano celant ha scritto che “l'operare di ag fronzoni, sia nella grafica, sia nell'architettura sia nel design, si pone sempre il problema della progettazione a livello zero”. come dire: dall'oggetto all'astrazione, dalle cose alla categoria, fino ad una vera e propria metafisica dei segni. fronzoni è un personaggio di grande spicco nella cultura visiva italiana ed internazionale. una vita per i segni, lo spazio, gli oggetti. appartiene al drappello dei resistenti ostinati contro le sirene multicolori della postmodernità. è un razionalista per necessità, raffinato, colto, con punte accese sulla intransigenza e il rigore del progetto fino al rischio, fa della moralità del lavoro un solco entro cui incanalare il tentativo.

un viaggio fino a milano, fino al suo studio bianco dal quale sottrae oggetti quotidianamente nel tentativo di renderlo un percorso libero, è un viaggio con in borsa sinisgalli, il poeta ingegnere tra i marchi, e gadda, quello delle lombarde meraviglie d'italia. fronzoni misura tutto, progetta, ipotizza l'ignoto con gli atrezzi più precisi del conosciuto, in bianco e nero, distante dai colori. penso a sinisgalli per questo appuntamento con fronzoni, a “dentro il disegno può entrare tutto l'universo invisibile”. tra calcoli e fandonie, per un incontro così c'è che la nostra ottica ci fa trovare logico l'angolo retto, ci fa trovare aberranti le altre geometrie. un universo a forma di zucca non ci convince. eppure tutto quanto nasce e cresce storpio e strambo. il corpo umano è un intruglio miserevole, gli alberi sembrano accidenti, i sassi eccezionali. solo le macchine sono costruite ragionevolmente.

il fabbro e il muratore sono guidati dall'istinto verso forme regolari. e la regola è antica. mentre la natura di cui ammiriamo lo specimen visibile non si fa intrappolare dai nostri semplici teoremi. non possiamo dunque giurare che dio è geometra, lo è necessariamente. l'uomo vince il tempo con la geometria, lo tiene al guinzaglio, lo misura. se c'è una falla nel sistema si disorienta. è possibile infatti misurare l'oceano con un catino, sempre che il catino non sia bucato. l'essere, da parte dell'uomo, finito e limitato l'ha costretto a misurare, a dosare, a confrontare. dio non ha bisogno di lenze, di pertiche, di imbuti. ha tutto a portata di mano, tutto presente. non ha bisogno di esistere.

all'arrivo a milano a fronzoni si potrebbe dire queste cose, oltre che rimisurare l'intervista. per adesso ecco l'intervista prima delle misure. maestro, un viaggio con lei è quasi sempre un viaggio in bianco e nero, sia esso nella grafica, sia esso nell'architettura, sia esso nel design.... se un viaggio lo si deve fare, perchè non farlo, in generale, nella progettazione? nella progettazione intesa come modo di affrontare problemi diversi e di scala diversa. il “progetto” comprende la dimensione della larghezza, un'ampiezza che racchiude il costruire e la vita. il fine ultimo della progettazione è di trasformare l'ambiente umano, i suoi strumenti e, per estensione, l'uomo stesso. quindi un viaggio nell'uomo, un progetto sull'uomo tale da sviluppare l'essenza della realtà e restituirle la sintesi. venendo al bianco e nero, mi chiedo quante pagine e pagine dovrebbero essere scritte per capire, quanti luoghi mentali rivisitare per tornare sui propri passi, attraverso la via della riflessione, dell'esperienza progettuale, di una qualsiasi esperienza. come pensare completamente il costruire, il vivere, viaggio dopo viaggio? e poi: perchè interpretare invece di sperimentare?

la sperimentazione è sempre l'attuale, il nascente, il nuovo, ciò che si sta facendo. bisognerebbe non parlare ma realizzare. premessa a parte, se è l'osservazione scientifica, di larga come di minima scala, che indica come il fare progettuale si sviluppa in tre fasi, l'analisi, la genesi e la sintesi, forse la sintesi è bianca come bianca è la luce. la sintesi è unitaria. comunque semplice, forse non ha colore è monocroma è acromatica è invisibile. il bianco richiama il nero, termini opposti che disegnano la nozione di contrasto fondamentale in ogni dove. si guardi la luce, quante luci diverse nel bianco e nero di una fotografia, per esempio. è in questo modo che una figura può raccontare una storia con il suo tempo e il suo spazio. e poi non è forse vero che il bianco e nero ci sembra più verosimile come colore dell'immaginario, come colore del reale immaginato? tuttavia la sintesi non è funzione di altro, bensÏ nuova ed inaspettata realtà. e non sono i colori e le loro possibilità di mescolanza che potranno restituire ciò che è.

nello spettro solare come tutti sanno il bianco e il nero non esistono. parallelamente esclusi dalla gamma cromatica, significano i limiti del campo percettivo, in altri termini rinviano da un lato alla luce, dall'altro all'oscurità, alla sintesi della comunicazione, che è forse sintesi del nostro viaggio-vita. bianco e nero, oppure? esterno-interno, al di qua-al di là, privato-pubblico, pieno-vuoto, rumore-silenzio, intervallo-continuità, ritmo-aritmia. bianco e nero come atteggiamento di riduzione spinto fino all'azzeramento: il meno è il più, “less is more”. ciò che conta spesso non è il pieno ma il vuoto e l'assenza, contributi alla decostruzione-costruzione di uno spazio totale, essenzialmente mentale, di un ordine interiore. il vuoto è il nuovo, la parte bianca della nostra speranza. nei suoi viaggi empirici ci sono città in bianco e nero? si, londra e genova. che sono città in bianco e nero al reale, città costruite con materiali bianchi e neri. genova costruita in ardesia e calce, londra in cotti neri e dipinture bianche.

sono le città che prediligo e nelle quali mi reco spesso per ragioni di studio e lavoro. sono città progettate. e più ancora penso alla città del sole come città ideale, perfetta, desiderata e tutta e solamente progettata ... pensando al mondo, alle città, al suo studio, che cosa rappresentano le zone bianche? le zone bianche, le zone di riposo che identificano spazio e tempo, sono là dove noi riusciamo a costruirle, togliendo da. in partenza è l'eliminazione, a volte è penetrazione in altri segreti del reale, altre volte è indagine all'interno di noi stessi che attraverso lo stato d'animo giunge alla risonanza interiore oppure è aggiunta con creazione di altro reale. le zone bianche sono viaggi non fatti, anche se desiderati, cose non dette, amore dato e scordato, doni fatti per impoverirsi, per non avere più quello che si aveva prima. il non possedere.

spazi bianchi piccoli e grandi: mondo interno, anima, un altro mondo, un vuoto, un imprevisto, un caso, un dono gesto, una speranza, un enigma, un sentimento, un rifiuto, un brusio, un luogo, uno spazio, un mondo inventato. spazi bianchi sono l'uomo, la meraviglia di esserlo, l'aria, il cielo, l'acqua, il fuoco, il sogno. le strade o quella parte delle strade che sta nell'ombra. quanti spazi bianchi intervallano due suoni e due suoni ancora altri suoni, quanti altri ve ne sono tra parole e altre parole, tra un silenzio e un altro silenzio. anche in mezzo al rumore l'individuo non sente più nulla ed è capace di cogliere la voce del silenzio. spazi bianchi sono il soffitto ed il pavimento, usato questo come il più proprio e il più naturale dei piani di appoggio, sotto le finestre liberate dalle tende e piene di luce. l'assenza di oggetti, di pareti divisorie, di porte, è spazio bianco, spazio aperto, dentro c'è l'uomo, è lui il colore.

e le zone nere? in senso lato quelle occupate dal potere che ha oltrepassato ogni limite tollerabile e si avvia alla distruzione del mondo nel suo delirio di profitto. nero è il non progetto. ma il nero è anche una tremenda sorgente di forza, unisce al mistero una grande potenza che può essere impiegata. il cielo notturno è colmo della forza dei colori acromatici, la luna e le stelle brillano stagliandosi nel vuoto. piccole stelle dense, le zone bianche esplodono diventando misteriosi buchi neri; forse sono vie d'accesso ad un altro universo. l'oscurità del nero suggerisce lo spazio che è infinito. maestro, in lei tutto sembra essere progettazione e intanto il mondo ci scivola via da tutte le parti... la mia fede in un avvenire migliore del mondo non so cosa nasconda a mia insaputa malgrado me stesso. ho pochissime certezze. ma mia scelta personale è la progettazione, una progettazione intesa come trasgressione. una progettazione che cerca di aprire un orizzonte d'azione articolato, coerente, razionale, socialmente responsabile dell'ambiente umano e del suo destino. una progettazione che non serve a soddisfare i bisogni della committenza ma a sradicarli.

progettare per sopravvivere e sopravvivere grazie al progetto. progettazione è tentare, non astenersi mai, non fermarsi, proporre nuove forme. qualunque cosa facciamo, qualunque sia il nostro lavoro, l'unica salvezza sta nel concentrarsi su di esso, cercando di farlo in modo perfetto. per i greci antichi questa era la virtù, l'eccellenza. non vogliamo di più. non possiamo fare di più. pur nella poliedricità dei suoi interessi, il suo cuore, è noto, batte in architettura: che viaggio farebbe e con chi? con ludwig mies van der rohe a venezia. con l'architetto più lucido del ventesimo secolo, colui che nelle avanguardie storiche ha fatto uso del vetro e dell'acciaio, andrei nella città più giusta al mondo. una città che si misura con un elemento naturale, l'acqua, e la imbriglia. una città dove le persone vivono, si muovono nello spazio senza intrecciarsi mai con i mezzi di trasporto. e poi andrei a berlino, a new york e a tokyo, per cogliere il senso del rapporto pieno-vuoto, centro-periferia, orizzonte-verticalità, tradizione-futuro.

e nel passato, in genere, con chi viaggia? per me il passato è un passato filtrato, sedimentato che mi aiuta a distinguere ed a differenziare. è una riflessione già avvenuta. per compagni di viaggio sceglierei quelli che da sempre abitano i miei luoghi: leon battista alberti, piero della francesca, piet mondrian, kazimir malevic.